C’era una volta il registro parrocchiale con tutti i dati dei fedeli, chiuso a chiave in un cassetto della canonica. Oggi quella serratura si chiama cybersicurezza ed è diventato uno strumento necessario anche per la Chiesa costretta a mettersi al riparo dagli attacchi perversi di chi cerca informazioni per manipolare il pensiero non solo religioso. Certo, la Chiesa non è più solo un luogo di preghiera ma ha assunto anche connotazioni economiche e politiche. Ecco perché in un mondo sempre più veloce, globale e interconnesso è necessario tutelare la riservatezza del pensiero religioso quanto degli interessi propri come quelli di uno Stato indipendente. La cybersecurity è diventata essenziale e rappresenta un insieme di procedure e soluzioni tecnologiche in grado di proteggere i dati da intrusioni digitali non autorizzate.
Nel mirino degli hacker
Il Vaticano, e più in generale la Chiesa Cattolica, sono continuamente nel mirino degli hacker. Dal 2012, i dati personali dei giornalisti della Radio Vaticana e il sito web del Vaticano sono stati hackerati due volte dal gruppo di Anonymous¹. Nel 2018, sia il Vaticano che la diocesi di Hong Kong sono stati colpiti dagli hacker RedDelta², presumibilmente sostenuti dal regime cinese, in vista dei colloqui per il rinnovo di un accordo provvisorio sulle nomine episcopali. Nell’estate del 2020 in un rapporto di una società di sicurezza informatica con sede negli Stati Uniti, si legge di un attacco cinese di cyber spionaggio per carpire le e-mail appartenenti a figure religiose cristiane cinesi. «… le filiali regionali del Ministero della Pubblica Sicurezza cinese sono state fortemente coinvolte nella sorveglianza digitale delle minoranze etniche e religiose all’interno della Repubblica Popolare Cinese, in particolare dall’Ufficio di pubblica sicurezza dello Xinjiang». Nel 2022, invece, il sito web del Vaticano è stato oscurato il giorno dopo che il Papa aveva criticato l’invasione russa dell’Ucraina. Più recentemente il sito del Vaticano è andato in crash a fine novembre dello scorso anno ed è rimasto irraggiungibile per diversi giorni. Per gli esperti, il numero anomalo di interazioni sarebbe da mettere in relazione con la visita al Santo Padre della First Lady ucraina Olena Zelenska. In questa occasione gli informatici ritennero la situazione coerente con un attacco DDoS (Distributed Denial of Service) cioè un afflusso esagerato di dati da dispositivi infettati da malware, noti come bot o zombie, che in breve tempo esauriscono lo spazio operativo di un server o una rete informatica bloccando l’accesso ai legittimi utenti.
Bloccare le informazioni religiose
Tutti attacchi informatici motivati politicamente contro il Vaticano. L’obiettivo non è solamente quello di accedere a informazioni private, ma spesso più semplicemente bloccare un sito per impedire agli utenti di utilizzarlo. Nel caso della Chiesa l’intento è quindi duplice: stilare un elenco di religiosi e aderenti alla Dottrina di Cristo, impedire la fruizione delle informazioni religiose. Nel 2023 Charles Brooks, ex funzionario del DHS (Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti d’America) e professore di sicurezza informatica alla Georgetown University, ha guidato un gruppo di esperti cattolici in cibersecurity che hanno sollecitato la Santa Sede a creare un’”Autorità per la sicurezza informatica del Vaticano”, poiché erano preoccupati per le debolezze dell’infrastruttura digitale del Vaticano.
Stop al cyber spionaggio
Per contrastare il cyber spionaggio nelle reti della Santa Sede, è stato sottoscritto nel luglio scorso un Protocollo d’intesa tra la Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale della Repubblica Italiana³. L’intesa mira a una maggiore cooperazione nella formazione del settore della cybersicurezza, a progetti di ricerca finalizzati al rafforzamento delle conoscenze e al potenziamento delle capacità e delle competenze tecniche e scientifiche sul tema.
«Siamo davanti a crescenti minacce che si manifestano a livello internazionale. È indubbio, infatti, che gli attacchi informatici che prendono di mira la realtà informatica aumenteranno a livello mondiale, sia in termini di quantità, sia di crescente aggressività. È essenziale tutelare lo spazio cibernetico per combattere la criminalità informatica e le pericolose distorsioni che possono verificarsi in questo ambito contro la dignità della persona, inclusi i minori – ha detto Suor Raffaella Petrini Vice Segretario Generale del Governatorato dopo la firma dell’intesa -. Come ha ricordato nel 2019 anche Papa Francesco ai partecipanti al Congresso Child Dignity In The Digital World⁴: “la libertà e la tutela della privacy delle persone sono beni preziosi, chiamati ad armonizzarsi con il bene comune della società”. Anche all’interno dello Stato della Città del Vaticano, siamo convinti che l’attenzione e la prevenzione in ambito tecnologico e di cybersicurezza sia di pari importanza rispetto all’attenzione dedicata alla vigilanza sul territorio. Il nostro obiettivo comune è quello di offrire agli utenti la possibilità di utilizzare con maggiore fiducia gli strumenti digitali che, se sviluppati al servizio della persona, quali strumenti informativi e educativi, sono in grado di migliorarne notevolmente la qualità di vita, sia personale che professionale».
Sinodale phygital, primo test
Il primo test sulla cybersicurezza nella rete dello Stato della Città del Vaticano è stato superato a novembre quando nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura si è tenuta la prima Assemblea sinodale delle Chiese in Italia⁵. Oltre 1000 dispositivi connessi per quella che è stata definita “sinodale phygital” cioè una sessione metà fisica e metà digitale attraverso una infrastruttura tecnologica che ha permesso di rendere interattiva e partecipativa l’assemblea, garantendo un elevato livello di cybersicurezza per proteggere i dati e le comunicazioni sensibili dei partecipanti.

di Ivana Imperatori
Sitografia:
5- https://www.bitmat.it/case-history/la-tecnologia-e-cybersicurezza-al-servizio-della-chiesa/
Ivana Imperatori, iscritta al quarto anno del Baccellierato in Sacra Teologia presso l’Istituto Teologico Leoniano di Anagni. Referente per la Comunicazione per il settimanale 7G della Diocesi di Tivoli-Palestrina. Collaboratrice dell’Ufficio Catechistico diocesano di Tivoli. Giornalista pubblicista.