PREMESSA
Ci siamo interrogati, anche in riferimento alle continue esortazioni della Santa Sede, cosa si possa intendere, nel 2026, per “doni di Dio” riferiti a quei nuovi strumenti di comunicazione sociale tesi ad annunciare “al maggior numero di uomini il raggio di diffusione del vangelo”.
Necessita quindi interrogarsi se l’effetto di un annuncio di salvezza (Kerigma) possa oggi, in ambienti digitali, essere lo stesso di 2000 anni fa, cioè di portare alla Luce l’essere umano spesso, nei tempi odierni, avvolto dalle tenebre digitali e social.
Le intelligenze artificiali non potranno e non dovranno mai sostituire l’uomo in quanto la stessa IA è un prodotto dell’uomo quindi al suo servizio e non il fine. Si arriverà, e già siamo nella fase realizzativa, a porre in essere un umanoide dotato di IA, difficilmente distinguibile da un essere dotato di anima e che non potrà provare vere emozioni e le sue lacrime saranno artificiali e non il risultato ultimo di una emozione interna. Anche l’annuncio del vangelo non potrà mai essere un prodotto di una macchina che non costruisce relazioni che possono concretizzarsi solo a seguito di un incontro.
TRATTAZIONE
Per cercare di rispondere alla domanda che si siamo posti nella premessa, abbiamo preso in riferimento la parabola degli “Invitati a nozze” raccontato dall’evangelista Matteo (Mt 22,1-14) con particolare riferimento ai versetti 8ss. “Poi disse ai suoi servi:” la festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali”.
Come possiamo oggi intendere, in ambienti digitali, il termine “crocicchi”? Abbiamo consultato alcuni documenti conciliari che, seppur considerati datati, appaiono attualissimi e profondamente contemporanei. Siamo tutti chiamati “con l’aiuto dello Spirito Santo ad interpretare i vari modi di parlare del nostro tempo e di saperli giudicare alla luce della Parola di Dio” (GS 44). [2]In questa fase interpretativa, suggerita dal documento conciliare, come possiamo intendere una comunicazione digitale che si interfacci con la storia reale di una persona che si trova in una fase di ricerca della verità in un non senso della propria esistenza?
Una “Buona Notizia” può avere una sua valenza ed autonomia in una società digitalizzata e nella molteplicità e velocità dei contenuti espressi nella piazza virtuale dei social? Una considerazione, che appare a tutti evidente nei nostri contesti sociali reali, è il continuo svuotarsi delle chiese sempre più intese come strutture a cui attingere “sacramenti” completamente avulsi dalla loro funzione kerygmatica.
Sono cambiate le dinamiche evangelizzatrici ed urge raggiungere i nuovi “crocicchi” le nuove piazze dei social network in quanto l’esigenza è “Va’ fuori per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, affinché la mia casa sia piena” (Mt 14,23).
Da qualche studioso di social network è stato evidenziato come gli stessi sono in continua evoluzione verso nuove piattaforme Twitch, Reddit, Discord, Messenger, Instagram, WhatsApp ecc. Cf. Valerio Bassan con le connesse difficoltà di intercettare l’uomo.
Queste brevi riflessioni non ci concedono la possibilità di un approfondimento delle interessantissime tematiche che di certo interagiscono tra gli algoritmi e le scelte personali che abbracciano i vari ambiti sociali e cioè se gli stessi algoritmi possano entrare nell’intimo dell’umano. Resta comunque urgente l’invito di riempire la sala delle nozze ed andare ad annunciare il Kerygma in qualsiasi spazio contemporaneo di umanità, compreso il digitale, tenendo in seria considerazione che detti strumenti non devono avere la finalità di trasformarci tutti in “influencer religiosi” ma creare spazi in cui essere presenti con un volto e parole che siano in grado di instaurare delle relazioni umane.
Non vediamo alternative se non quello di perseverare ad annunciare una Buona Notizia anche in ambiti digitali ma sempre preservando “volto e voci”.
Riteniamo che un Gesù contemporaneo sarebbe comunque proteso a cercare l’uomo in qualsiasi contesto in cui ci si possa relazionare soprattutto in quelle piazze virtuali in cui emergono sempre più, soprattutto in contesti giovanili, la necessità di relazionarsi con l’altro.
In tale ambito ci viene in ausilio la Parola “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va” (Gv. 3,8). Alla base quindi di un annuncio non sembra essere rilevante la modalità (reale o digitale) ma la presenza dello Spirito che inventa sempre nuove modalità di comunicazione per giungere e parlare al cuore dell’uomo. Annunciare quindi il vangelo è toccare la totalità della persona umana prescindendo dalla modalità (Cf. Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, 76 (Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana ,2020) 115.
CONCLUSIONE
Da questa brevissima disamina della problematica esposta, ci avviamo ad una conclusione che rivendichi da una parte l’urgenza di aprirsi ai nuovi spazi comunicativi, da noi definiti (crocicchi), che non siano però limitate a riflessioni dogmatiche o catechetiche perdendosi nell’infinità e varietà delle comunicazioni e connessioni digitali, ma che dietro qualsiasi annuncio ci sia sempre uno stretto legame tra Parola , modalità comunicativa e lo Spirito che soffia anche attraverso gli algoritmi , quindi al centro comunicativo non l’IO ma DIO.
Coma affermava Papa Francesco perché l’annuncio possa essere al centro dell’attività evangelizzatrice della Chiesa nella realtà digitale, bisogna dare spazio all’azione kerygmatica.
La vera domanda che tutti ci poniamo e se saremo in grado di guidare questa rivoluzione o se la subiremo passivamente, come ha affermato sempre papa Benedetto XIV nel suo messaggio per la 60a giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali [6]“la sfida non è tecnologica ma antropologica…Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo alla quale orientare anche ogni innovazione tecnologica”.
Non si tratta quindi solo di apprendere tecniche mediatiche, ma di maturare, vivere e trasmettere uno stile evangelico capace di porsi in una condizione di ascolto per saper cogliere e trasformare, alla luce della Parola, quei disagi sempre più espressi non nelle sedi istituzionali ma proprio in quei lontani e spesso anonimi “crocicchi” digitali affinché la stessa Parola ridoni all’uomo la dignità e la libertà dell’essere chiamati a festeggiare le nozze nella comune mensa della chiesa, trasformati da un apostolo-digitale inviato ad annunciare a tutte le genti e con tutte le possibilità oggi messe a disposizione della tecnica , un annuncio di salvezza (Kerygma).
Bibliografia
Communio et Progresso, 27 maggio 1971 n.126.
GS 44.
Cf. Valerio Bassan “La fine dei social network per come li conosciamo” Ellissi 28 luglio 2022.
Custodire voci e volti umani di papa Leone XIV – messaggio settimana di comunicazione 10-17 maggio 2026.
Papa Francesco, Evangelium Gaudium, 24 novembre 2013,164, in Acta apostolicae sedis, 105/2013-1088.
Benedetto XIV messaggio per la “60a giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali”.