Un materiale può essere più leggero, resistente o riciclabile, ma un progetto industriale circolare non si dimostra soltanto in laboratorio. Deve riuscire a collegare formulazione, origine delle materie, processo produttivo, prestazioni, uso e fine vita attraverso dati affidabili. È questo uno dei messaggi più concreti dell’IPCEI CAM, la nuova iniziativa europea sui materiali avanzati circolari.
Il MIMIT ha fissato al 22 settembre 2026 il termine per le manifestazioni d’interesse italiane. L’avviso riguarda progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, eventualmente estesi alla prima applicazione industriale, nei settori delle energie rinnovabili e dell’accumulo, della decarbonizzazione industriale, della mobilità pulita e dell’elettronica applicata.
Non è un bando ordinario per acquistare una tecnologia già disponibile. Il progetto deve andare oltre lo stato dell’arte globale, inserirsi in una futura iniziativa europea integrata e produrre benefici che non restino confinati all’impresa proponente. In questo quadro, Digital Product Passport, tracciabilità e condivisione dei dati non sono accessori informatici: diventano parte dell’architettura industriale.
Prima distinzione: candidatura non significa agevolazione concessa
L’avviso del 15 luglio 2026 apre una selezione preliminare. Le proposte ritenute idonee nella prima fase potranno entrare nel matchmaking europeo, consolidare collaborazioni transnazionali e affrontare una seconda valutazione nazionale. Soltanto dopo vengono la prenotifica e la valutazione della Commissione europea sugli aiuti di Stato.
Il finanziamento, quindi, non nasce dall’invio della PEC. Il progetto potrà essere sostenuto dalle autorità italiane solo se entrerà nell’IPCEI autorizzato dalla Commissione e se sarà considerato rilevante per la filiera industriale nazionale.
Anche le dimensioni chiariscono la natura dello strumento. La soglia minima è di 35 milioni di euro di spese e costi ammissibili per il partecipante diretto. L’avviso riferisce inoltre l’orientamento della DG Concorrenza a privilegiare, salvo circostanze eccezionali, progetti con una richiesta nominale di aiuto di Stato almeno pari a 50 milioni di euro. Non significa che l’aiuto sia automatico o coincida con il budget: la sua intensità è determinata attraverso il funding gap e resta limitata ai costi ammissibili.
Il cuore del progetto è oltre lo stato dell’arte
IPCEI CAM riguarda materiali progettati per ottenere proprietà nuove o potenziate e prestazioni superiori, mantenendo la compatibilità con l’economia circolare. Ogni proposta deve contribuire ad almeno una delle sei strategie indicate dal Ministero: ripensare, ridurre, riparare, riutilizzare, riconvertire o riciclare.
La differenza tra innovazione incrementale e progetto IPCEI è sostanziale. Migliorare l’efficienza di una linea o aggiornare un prodotto esistente non basta. Per la ricerca e sviluppo serve un’innovazione fortemente innovativa rispetto allo stato dell’arte globale; per la prima applicazione industriale occorre portare verso scala pilota o dimostrativa un prodotto, un servizio o un processo radicalmente nuovo e ancora caratterizzato da una componente rilevante di ricerca e innovazione.
Questo obbliga l’impresa a costruire un confronto verificabile: quali soluzioni esistono oggi, quali limiti tecnici non superano, quale salto prestazionale propone il progetto e con quali prove verrà misurato. Una promessa generica di sostenibilità non sostituisce questa analisi.
Perché il Digital Product Passport entra già nella progettazione
Tra gli obiettivi metodologici dell’avviso compaiono il quadro Safe and Sustainable by Design, la pianificazione del fine vita, la collaborazione con l’infrastruttura europea Materials Commons e la continuità del dato lungo la catena del valore. Per la tracciabilità sono richiamati Digital Product Passport, RFID, blockchain o altri identificatori univoci.
Il punto non è scegliere subito una tecnologia. Prima serve definire il modello informativo. Se un materiale deve essere recuperato, riutilizzato o riciclato, occorre sapere quali informazioni ne determinano identità e trattamento: composizione, lotto, origine, trasformazioni, sostanze rilevanti, prestazioni, controlli, condizioni d’uso e possibili percorsi di fine vita.
Questi dati raramente si trovano in un solo sistema. Possono nascere in laboratorio, transitare nel PLM, essere collegati a distinte base e ordini nell’ERP, acquisire parametri di produzione da MES e sensori, ricevere risultati dal sistema qualità e infine accompagnare il prodotto verso clienti, manutentori e operatori del riciclo. Se ogni funzione usa codici e definizioni incompatibili, il passaporto digitale rischia di diventare una vetrina priva di una base probatoria coerente.
Dati, responsabilità e prove da progettare insieme
Per evitare che la parte digitale arrivi a progetto già deciso, conviene trattarla come un workstream trasversale. Almeno cinque domande dovrebbero trovare risposta nella candidatura:
- quale identificatore collega materiale, lotto, processo, componente e prodotto finito;
- quali dati sono generati direttamente, quali arrivano da fornitori e quali derivano da modelli o calcoli;
- chi è responsabile della qualità, dell’approvazione e dell’aggiornamento di ogni informazione;
- quali evidenze dimostrano sicurezza, prestazioni, circolarità e riduzione delle dipendenze strategiche;
- quali informazioni possono essere condivise per produrre spillover senza esporre segreti industriali o dati riservati.
L’ultima domanda è particolarmente importante. La Commissione europea descrive gli IPCEI come progetti transfrontalieri di grande scala, ad alto rischio tecnologico o finanziario, capaci di generare benefici per l’Unione. Le ricadute positive devono andare oltre i partecipanti: diffusione di conoscenze, standard, accesso a infrastrutture, formazione, collaborazioni con PMI e organismi di ricerca possono diventare parti misurabili del progetto, non semplici attività di comunicazione.
Il funding gap richiede una vista sull’intero ciclo di vita
La proposta iniziale contiene un budget previsionale; nelle fasi successive serviranno un piano dettagliato dei costi e un’analisi economico-finanziaria completa. Il funding gap è calcolato sull’intero ciclo di vita dell’investimento, includendo ricerca e sviluppo, prima applicazione industriale e futura produzione su scala. L’aiuto pubblico resta però circoscritto alle attività e ai costi ammissibili di R&S&I e prima applicazione industriale.
Questa distinzione dovrebbe riflettersi nei sistemi di controllo. Centri di costo, work package, ore, attrezzature, ammortamenti, contratti e deliverable devono poter essere riconciliati. Per i beni durevoli non è automaticamente ammissibile l’intero prezzo di acquisto: contano, secondo le regole dell’avviso, i costi di ammortamento riferibili al periodo e all’impiego nelle attività ammissibili. I costi sostenuti prima della manifestazione d’interesse non sono ammissibili.
Anche le proiezioni economiche richiedono disciplina. Se il progetto produce risultati migliori delle stime, può operare un meccanismo di recupero degli extra-profitti, il cosiddetto claw-back. Le ipotesi su volumi, prezzi, costi, tempi di industrializzazione e investimenti futuri devono quindi essere tracciate e approvate, non inserite nel modello finanziario senza una responsabilità esplicita.
Una checklist per decidere se candidarsi
Prima della scadenza non serve soltanto completare i moduli. Serve una decisione industriale consapevole:
- verificare che l’innovazione sia davvero oltre lo stato dell’arte globale e non un miglioramento incrementale;
- identificare con precisione l’entità giuridica che sosterrà attività e costi e potrà diventare beneficiaria;
- collegare il progetto ad almeno una strategia 6R e a uno degli ambiti tecnologici previsti;
- separare R&S&I, prima applicazione industriale, produzione di massa e commercializzazione;
- costruire un primo business plan coerente con capacità finanziaria, organizzazione e tempi;
- definire quali partner europei, collaborazioni e spillover rendono il progetto realmente comune;
- progettare fin dall’inizio dati, identificatori, tracciabilità, sicurezza e fine vita.
L’approccio Industry 5.0 della Commissione mette insieme sostenibilità, resilienza e centralità delle persone. IPCEI CAM traduce questa visione in una prova molto selettiva: non basta un materiale promettente, serve un sistema industriale capace di dimostrarne valore, sicurezza, circolarità e impatto europeo.
La continuità del dato è ciò che tiene insieme queste dimensioni. Se viene progettata dopo l’impianto, diventa un costo di ricostruzione. Se nasce insieme al materiale e al processo, diventa una capacità industriale: rende verificabile l’innovazione, prepara il passaporto digitale, sostiene il controllo economico e permette alla conoscenza prodotta di generare ricadute reali.
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