L’intelligenza artificiale avanza più velocemente di quanto l’uomo riesca a pensarla, regolarla, viverla. Partendo da tre fatti accaduti nel 2025 — l’uso dell’IA in alcune comunità religiose americane, le prime parole di Papa Leone XIV sul tema, il suo primo viaggio internazionale — si propone una riflessione su una dinamica strutturale: l’uomo è sempre, costitutivamente, in ritardo sulla propria tecnica e tenta così di anticiparla con il proprio pensiero. Con l’aiuto di Günther Anders e Bernard Stiegler, il testo propone di leggere questo ritardo non come colpa da sanare in fretta, ma come spazio da abitare con consapevolezza. A una condizione: che l’uomo resti al centro.