“Ora più che mai abbiamo bisogno di trovare un fondamento etico, antropologico, e sapienziale alla tecnica; di ribaltare il teorema secondo cui tutto ciò che è possibile sia giusto, per domandarci invece come fare affinché ciò che è giusto sia possibile. Solo una relazione fondata sull’amore può durare, può renderci felici. Qui risiede la radice di ogni comunicazione. Qui sta la sfida per la Chiesa di costruire, anche attraverso l’intelligenza artificiale (IA), una rete di comunicazione fondata sulla comunione che ci unisce, sulla verità che ci rende liberi, sull’amore che tutto spiega”.
Cercatori di verità
Queste le parole del Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini, a conclusione della sua Lectio Magistralis, in occasione del centenario del Diario Católico del Venezuela. Ruffini ha ribadito la necessità di essere “cercatori di verità” in questo mondo digitale, sottolineando i progressi che la tecnologia dell’IA può compiere in ogni campo, ma anche la grande preoccupazione che gli esseri umani “finiscano con l’essere considerati mere estensioni delle macchine”. Pertanto, la sfida oggi “non è solo stare al passo con lo sviluppo tecnologico, ma non perdere il respiro umano in questa corsa, non soffocare il soffio divino che è in noi”. Per dirla con il linguaggio evangelico, l’invito che la Chiesa continua a fare è sempre lo stesso: “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte” (Mt 5,14).
Non tutto può essere calcolato
Non bisogna dimenticare che la potenza dell’intelligenza artificiale sta nella sua enorme capacità di calcolo. Ma proprio qui troviamo anche il suo limite: non tutto può essere calcolato perché non tutto può essere ridotto a un numero; c’è anche ciò che è unico, ciò che è infinito. Le macchine, perciò, non possono darci la vera sapienza, che è, come diceva Papa Francesco, “la grazia di poter vedere ogni cosa con gli occhi di Dio”. Di conseguenza, è fondamentale che gli algoritmi e le macchine che li elaborano siano e restino al servizio dell’uomo, della verità, della conoscenza, della bellezza della vita, evitando che creino un sistema di dominio e di sostituzione dell’uomo stesso.
Una sfida per la Chiesa
Dentro questa trasformazione culturale profonda che investe il linguaggio, le relazioni e la responsabilità personale, siamo sulla soglia inedita che mette alla prova la nostra capacità di discernimento e la maturità dei nostri processi relazionali. Ed è necessario indossare occhiali nuovi per leggere questa nuova epoca, come afferma il Prof. Fortunato Ammendolia, dato che il mondo digitale influenza sempre più il mondo fisico. Per la Chiesa, la sfida non è meramente tecnologica, ma antropologica: si tratta di custodire l’umano in un ecosistema digitale che rischia di confondere la verità con la sua simulazione.
Il messaggio di Papa Leone
La grande questione che sta a cuore alla Chiesa è legata non a ciò che può fare la macchina, ma a cosa può fare l’uomo, crescendo in conoscenza, con un uso sapiente di strumenti molto potenti a suo servizio. Vivere nella verità è dare spazio alla propria immaginazione e creatività, crescendo come persone in relazione con Dio e con gli altri e mettendo a frutto i propri talenti, senza “nascondere il nostro volto e silenziare la nostra voce”. Il rischio, che annebbia la verità, è quello di appropriarsi della conoscenza senza la fatica della ricerca e della responsabilità personale, sottolinea Papa Leone, nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2026.
Sapienza vs Statistica
L’IA, pur nella sua smisurata potenza di calcolo, non è in realtà né intelligente né artificiale: la sua forza risiede esclusivamente nella capacità di tradurre ogni cosa in numero. Questa riduzione matematica crea una tensione epistemica: l’IA produce testi e immagini basandosi su correlazioni statistiche, rimanendo estranea alla verità intesa come esperienza vissuta e responsabile. La verità è legata alla sapienza e non al calcolo e alla statistica. La sfida ad oggi sembra essere proprio questa: Sapienza vs Statistica. Per l’IA non è ben definibile la relazionetra “ciò che risulta” e “ciò che è”: il significato che la realtà intrinsecamente reca con sé non ècompreso dalle macchine e i dati e le informazioni non sono ideati per essere espressione e veicolo di verità.
Vi è una differenza incolmabile con l’intelligenza umana: la costruzione di pensieri e concetti che avviene nella nostra mente permette di avere un giudizio sulla realtà; la conoscenza che nederiva è nell’ottica di una ricerca della verità che è parte integrante di ogni persona umana, giacché “il desiderio di verità appartiene alla stessa natura dell’uomo. È una proprietà nativadella sua ragione interrogarsi sul perché delle cose…”, sosteneva Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica Fides et ratio (14 settembre 1998).
La ricerca della verità
La ricerca della verità caratterizza ontologicamente l’uomo, non può essere riprodotta o imitata da nessun genere di algoritmo, e questa è una differenza che rimarrà sempre incolmabile tra l’uomo e le “macchine pensanti”. In particolare, è interessante soffermarsi sulla capacità di trascendenza che spinge l’uomo alla ricerca della verità e poter riflettere su di essa, suscitando domande di senso e desiderio di conoscere la verità nascosta, ma presente nel mondo.
Lo ricorda anche la nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, al numero 21: “L’intelligenza umana è in definitiva un dono di Dio fatto per cogliere la verità…essa rende le persone in grado di attingere a quelle realtà che superano la semplice esperienza sensoriale o l’utilità. Sebbene la Verità in sé stessa ecceda i limiti dell’intelletto umano, esso ne è comunque attratto in modo irresistibile”.
Nessuna competizione
L’intelligenza umana è attratta dalla Verità che per noi cristiani è Gesù Cristo stesso. Quindi l’uomo è sempre in ricerca, ma non può ricreare artificialmente tale desiderio di Verità, proprio perché esso fa parte del suo stesso essere. Non si deve dimenticare che l’IA è uno strumento, ideato dall’uomo per assolvere a determinate funzionalità, pertanto non potrà maiessere in grado di ricercare il senso e la Verità al posto di ogni singola persona.
Afferma il teologo Alberto Piola che “non si tratta quindi di mettersi in competizione, per dimostrare che noi siamo migliori e più umani dell’IA, o per dire fino a che punto l’IA possa uguagliare le nostre prestazioni. L’interpretazione relazionale e cristologica ci può aiutare a comprendere che la nostra capacità e la nostra vocazione alla relazionalità ha bisogno di strumenti e l’IA può essere uno di questi. Come strumento, esprime qualcosa di chi l’ha costruito e, dato che l’uomo è autore di questo strumento ed è a immagine e somiglianza di Dio, in tutte le capacità buone dell’IA possiamo certo vedere un riflesso di chi è l’uomo e delle grandi capacità che Dio gli ha dato creandolo a sua immagine”.
Le parole di Papa Francesco
Un’IA non è capace di cogliere il significato delle informazioni che struttura in oggetti, come fa l’uomo con i vari livelli di astrazione, e non sarà per questo in grado di cogliere o costruire le realtà significate dalle parole stesse. Sarà possibile avere algoritmi che riproducono la Bibbia stessa e che rispondono anche in modo sintatticamente corretto in un eventuale dialogo con la persona umana, ma lo scambio rimarrà ad un semplice livello informativo e non potrà entrare in una relazione di trascendenza e alterità. Papa Francesco ci ricordava nelM essaggio per la LVIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “…le macchine possiedono certamente una capacità smisuratamente maggiore rispetto all’uomo di memorizzare i dati e di correlarli tra loro, ma spetta all’uomo e solo a lui decodificarne il senso”.
Una realtà da abitare insieme
Come avverte Papa Leone, la verosimiglianza non coincide con la verità. Mentre l’algoritmo offre risposte, tentando sempre e comunque una soluzione, generando contenuti ingannevoli, la verità nella prospettiva cristiana è una “realtà da abitare insieme”, che richiede capacità di pensiero critico, tempo, ascolto e disponibilità all’altro. Il rischio è quello di affidarsi acriticamente all’IA come a un oracolo onnisciente, logorando la nostra capacità di distinguere tra sintassi e semantica, tra la forma di un messaggio e il suo significato profondo.
Un punto centrale della riflessione ecclesiale, oggi, riguarda la sacralità del volto e della voce, tratti unici donati da Dio per manifestare l’identità irripetibile di ogni persona. L’IA ha oggi la capacità di simulare questi tratti con estrema precisione, creando chatbot che imitano i sentimenti umani. Questa antropomorfizzazione è definita ingannevole, poiché può invaderela sfera dell’intimità e manipolare gli stati emotivi, specialmente delle persone più vulnerabili.
Sostituire le relazioni umane con interazioni di IA addestrate a nostra immagine e somiglianzarischia di derubarci della possibilità di incontrare l’altro, il diverso da noi. La Chiesa avverte che una comunicazione tecnicamente impeccabile, ma priva di soffio divino può risultare spiritualmente vuota. Inoltre, il potere della simulazione permette la fabbricazione di realtà parallele e allucinazioni statistiche che possono alimentare la disinformazione e un crescente senso di sfiducia sociale.
I tre pilastri dell’alleanza
Dario Amodei. Ceo di Anthropic, nel saggio su “L’adolescenza della tecnologia”, sottolinea il rischio di come l’IA possa diventare uno strumento di dominio e propaganda. Esiste la possibilità concreta che modelli potenti possano essere usati per il lavaggio del cervello o per orientare sottilmente i comportamenti, riscrivendo persino la storia umana e quindi anche quella della Chiesa senza rendercene conto. La risposta della Chiesa non è il rifiuto della tecnologia, ma la proposta di un’alleanza fondata su tre pilastri: il primo è la responsabilità, richiesta ai creatori di algoritmi di agire con onestà e trasparenza riguardo ai principi di progettazione, mentre ai legislatori è richiesta la vigilanza sulla dignità umana e sull’integrità dell’informazione. In secondo luogo, è invocata la cooperazione dei vari settori della società,poiché è necessario un coinvolgimento corale che includa tecnologia, politica, arte ed educazione. Infine, è necessaria l’educazione con una urgente alfabetizzazione all’IA che aiuti a non adeguarsi alla deriva antropomorfizzante.
Nell’epoca digitale è necessario educare alla verità, alla responsabilità e al discernimento morale, affinché la Rete e l’IA non diventino strumenti di divisione, ma luoghi in cui custodire la dignità della persona e costruire la fraternità umana, come afferma la Nota Pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante”, appena pubblicata dalla Conferenza Episcopale Italiana.
Non produrre, ma custodire
Per concludere, la missione della Chiesa nel mondo digitale è chiara: non produrre più parole, ma custodire parole vere. In un tempo in cui le macchine possono imitare il linguaggio umano, la sfida è non smarrire ciò che rende la parola autentica: il suo essere pronunciata da un soggetto libero, capace di riflettere criticamente, di stare in relazione e di essere orientato al bene. Solo mantenendo al centro l’intelligenza umana, con la sua capacità di amore e responsabilità, l’IA potrà essere un alleato e non un surrogato dell’umanità, per meglio orientare l’agire nella sfera digitale.
Dai contenuti corretti alle relazioni autentiche
La Chiesa è spazio di relazione e di ascolto, dove l’uso dell’IA, in ambito pastorale, deve rimanere chiaramente strumentale, poiché “nessun algoritmo può sostituire l’incontro personale, l’accompagnamento e il discernimento condiviso”. La verità cristiana, infatti, non si trasmette solo attraverso contenuti corretti, ma attraverso relazioni autentiche. Come sottolinea ampiamente il Prof. Riccardo Petricca, l’IA ha il potenziale per trasformare radicalmente l’intera società, ma solo se è guidata da un’etica solida che sappia mettere al centro la dignità umana. Papa Leone XIV lo esprime con parole incisive quando afferma che “custodire la verità significa custodire la dignità della parola e di chi la pronuncia”. Pertanto, il progresso non va distrutto, ma è necessario guidare l’evoluzione tecnologica e sociale con saggezza, responsabilità ed etica in relazione alla verità dell’essere umano, per garantire un futuro sostenibile a tutti.
Bibliografia
Dicastero per la Dottrina della Fede, Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Antiqua et nova. Nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, San Paolo, Milano 2025.
Conferenza Episcopale Italiana, Educare a una pace disarmata e disarmante. Nota Patorale, San Paolo, Milano 2026
Papa Leone XIV, Messaggio per la LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, “Custodire voci e volti umani”, 24 gennaio 2026, in www.vatican.va
Papa Francesco, Messaggio per la LVIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, “Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana”, 24 gennaio 2024, in www.vatican.va
R. Petricca, R. Ammendolia, Chiesa e pastorale digitale. In uscita verso una società 5.0, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2023
R. Petricca, Pastorale digitale 4.0. Dottrina sociale e intelligenza artificale, Albatros, Roma 2025
D. Amodei, L’adolescenza della tecnologia. Affrontare e superare i rischi dell’intelligenza artificialepotente,https://www.darioamodei.com/essay/the-adolescence-of-technology?utm_source=www.theneurondaily.com&utm_medium=newsletter&utm_campaign=clawdbot-the-dangerously-viral-crab-explained&_bhlid=3d7785ba16fb08bff2f2c5a7c017f5745a56b404, 2026
P. Benanti, Le macchine sapienti. Intelligenze artificiali e decisioni umane, Marietti 1820, 2018
A. Piola, Senza entrare in competizione: intelligenza umana e intelligenza artificiale, 2024 in www.archivioteologicopugliese.it