L’idea di “manipolare la mente” ha attraversato la seconda metà del Novecento come un’ombra discreta ma persistente. Ogni volta che riemerge, riporta con sé una sigla diventata quasi un’immagine mentale: MK-ULTRA. Pronunciarla richiama stanze d’ospedale, LSD, ipnosi, interrogatori, esperimenti condotti su persone che spesso ignoravano di essere diventate cavie. Richiama soprattutto un clima storico preciso, quello della guerra fredda, in cui la paura geopolitica rendeva praticabili scelte che una democrazia avrebbe dovuto riconoscere come estranee alla propria identità. L’interesse, oggi, riguarda un po’ meno la cronaca di quei fatti e più l’idea che li ha resi possibili. L’idea che il comportamento umano potesse essere orientato intervenendo sui suoi punti ciechi, sulle sue vulnerabilità, sulle soglie della coscienza.
Quel progetto appartiene alla storia. L’ambizione che lo ha generato ha invece cambiato forma. La manipolazione contemporanea si muove all’interno dell’infrastruttura digitale, dove attenzione, dati, profilazione e personalizzazione si intrecciano in modo continuo. Negli ultimi anni si è aggiunto un elemento ulteriore. Questa infrastruttura ha acquisito voce. È in grado di adattarsi, rispondere, accompagnare. Le intelligenze artificiali “conversazionali” hanno trasformato la persuasione in una relazione.
Tra i laboratori opachi del Novecento e la normalità digitale di oggi si gioca una questione centrale: la sostenibilità umana della tecnica e, insieme, la qualità delle relazioni, la fiducia pubblica, la tenuta dello spazio democratico.
MK-ULTRA come progetto di potere
Nel 1977 il Senato degli Stati Uniti porta alla luce una parte delle sperimentazioni condotte dall’intelligence nel contesto della guerra fredda. Il titolo del documento ufficiale è esplicito “Project MKULTRA, the CIA’s Program of Research in Behavioral Modification”.
L’espressione behavioral modification, concentra il senso di quell’esperienza. L’obiettivo superava la semplice comprensione della psiche e si spingeva verso la sua alterazione. Lo conferma la stessa CIA, che nei documenti resi accessibili tramite FOIA descrive MK-ULTRA come “un programma segreto sul controllo mentale e sugli interrogatori chimici”.
La lezione storica che emerge da quella stagione è essenziale. La manipolazione delle menti nasce anche come tecnica di potere. Una tecnica che si sviluppa nell’ombra, protetta dalla segretezza, giustificata dall’emergenza. Quando quella stagione si chiude formalmente, l’ambizione che l’ha resa possibile non scompare. Cambia strumenti e contesto.
L’economia dell’attenzione come nuova infrastruttura
La nostra epoca dispone di un’infrastruttura che MK-ULTRA non avrebbe potuto nemmeno immaginare: una vita digitale quotidiana, costantemente misurata, profilata, monetizzabile.
La giurista Isabella Luisa Mariani osserva che le piattaforme non raccolgono solo dati ma governano tempo di vita: “gli utenti nel mondo trascorrono 720 miliardi di minuti al giorno sulle piattaforme social: circa 500 milioni di anni di tempo umano collettivo ogni anno”. E aggiunge una considerazione che sposta il piano del discorso: “le piattaforme vogliono la nostra attenzione e noi gliela stiamo dando”.
È in questo spazio che prende forma una parte rilevante della manipolazione contemporanea. Nel design delle interfacce, nei feed personalizzati, nelle notifiche, nella microingegneria delle ricompense cognitive ed emotive. In questo scenario l’IA introduce un salto di qualità. La persuasione smette di essere solo esposizione a un messaggio e diventa conversazione.
Quando la persuasione assume la forma di una relazione
La persuasione efficace raramente assume toni aggressivi. Spiega, rassicura, accompagna. Burtell e Woodside lo dicono con chiarezza quando scrivono “la persuasione è un aspetto fondamentale dell’essere umano”. Gli stessi autori osservano che i sistemi di IA sono già in grado di persuadere le persone “a comprare prodotti, guardare video, cliccare sui risultati di ricerca, e altro ancora”.
Quando la persuasione passa da una comunicazione unidirezionale alla dinamica dialogica, diventa più difficile da riconoscere. Assomiglia a un consiglio, a una voce familiare, a un supporto neutrale. È questo che rende la sua azione più sottile.
Uno studio pubblicato su Nature Human Behaviour lo mostra con precisione empirica. Gli autori rilevano che “GPT-4 con personalizzazione è risultato più persuasivo nel 64,4% dei casi. Il dato più interessante riguarda la personalizzazione. L’intelligenza artificiale persuade meglio quando conosce qualcosa di chi ha di fronte.
Personalizzazione e persuasione, insieme, diventano un’architettura di influenza capace di operare su larga scala, con costi marginali ridotti e con una responsabilità che tende a diluirsi lungo la catena tecnica.
Persuasione, verità e spazio pubblico
Un elemento ulteriore emerge dagli studi più recenti sulla persuasione politica esercitata da agenti conversazionali. Hackenburg, Tapin e colleghi hanno analizzato il comportamento di 19 modelli linguistici e hanno osservato una correlazione significativa: “quando aumentava la persuasività dell’IA, diminuiva in modo sistematico l’accuratezza fattuale”.
Qui il tema assume una dimensione esplicitamente politica. Una democrazia vive di pluralismo e conflitto, ma richiede anche un terreno comune di realtà condivisa. Quando l’infrastruttura della persuasione premia l’efficacia più della verità, quel terreno tende a frammentarsi. In questi contesti la mente raramente viene dominata imponendo un’unica visione. Più spesso viene disorientata attraverso la saturazione dell’ambiente informativo.
Microtargeting e frammentazione democratica
Il microtargeting viene spesso discusso come questione morale, ma rappresenta anche una tecnologia politica. Segmenta l’elettorato e costruisce messaggi calibrati su emozioni e interessi specifici. Nel modello classico, un comizio o uno spot televisivo esponevano una promessa davanti a tutti. Nel microtargeting quella promessa si frammenta. Diventa variabile, talvolta contraddittoria, perché ogni gruppo riceve una versione diversa della realtà.
Il lavoro di Tappin e dei suoi colleghi chiarisce il nucleo del problema. Valutare la reale efficacia di queste strategie significa comprendere “se, e in che misura, diversi tipi di persone vengano persuasi più efficacemente da diversi tipi di messaggi”.
Il rischio democratico emerge qui. Quando la comunicazione politica perde una forma comune, lo spazio pubblico fatica a mantenere unità e verificabilità.
Le intelligenze artificiali “conversazionali” accentuano questa dinamica, non si limitano a mostrare un messaggio, ma dialogano, si adattano, insistono, modificano tono e argomenti finché individuano la leva più efficace.
Il diritto europeo come tentativo di argine
Di fronte a questa trasformazione, l’Europa ha scelto di togliere il rischio dall’invisibilità e di regolarlo.
L’AI Act vieta pratiche considerate incompatibili con diritti fondamentali e dignità, tra cui l’uso tecniche subliminali o manipolative o ingannevoli capaci di compromettere in modo apprezzabile la capacità di assumere una decisione informata.
Questa scelta segna una differenza storica rispetto a MK-ULTRA. La democrazia, invece di occultare, rende visibile. Invece di sperimentare nel segreto, vieta pubblicamente.
Mariani lo anticipa in chiave teorico-giuridica sostenendo che la regolazione dell’attenzione richiede “restrizioni ex ante significative” e una “legislazione che metta al centro l’autonomia dell’utente”.
L’ autonomia resta il concetto centrale. Capacità di autodeterminarsi nel pensiero e nell’agire. Una tecnologia che orienta le scelte senza trasparenza interroga il diritto prima ancora della tecnica.
Laudato sì e la sostenibilità umana della tecnica
La tecnologia manipolativa produce un costo che raramente viene contabilizzato. Non riguarda soltanto la scelta distorta del singolo, ma anche la qualità delle relazioni. Nella Laudato sì, Papa Francesco richiama l’idea che “tutto è connesso”. Ambiente naturale, relazioni sociali, cultura e istituzioni formano un unico sistema.
Quando lo spazio informativo viene progettato per catturare attenzione e orientare decisioni, viene alterato il contesto comune. Fiducia, dialogo e tenuta democratica ne risentono.
La sostenibilità umana delle intelligenze artificiali si misura allora su criteri concreti. Qualità delle relazioni quotidiane, fiducia nei processi collettivi, possibilità di riconoscere la verità come bene pubblico, la tenuta di un linguaggio civile.
In questo senso la manipolazione delle menti assomiglia a una forma di inquinamento. Non colpisce i polmoni, ma la fiducia. Non distrugge un ecosistema naturale, ma erode un ecosistema sociale.
Conclusione: la nuova “clandestinità” è invisibile
MK-ULTRA operava nella clandestinità dei luoghi e dei metodi. Oggi la clandestinità assume una forma diversa. Agisce attraverso l’invisibilità delle infrastrutture, il design dei contesti, la gestione dei tempi, delle ricompense cognitive, delle emozioni.
La sfida democratica consiste nel riconoscere che molte forme di influenza contemporanea si presentano come servizi, come assistenza, come relazione. L’Europa tenta una risposta attraverso il diritto. L’enciclica Laudato sì offre un criterio ulteriore, ricordando che la tecnica resta umana solo quando rimane “abitabile”.
La domanda finale, allora, resta aperta: vogliamo strumenti che assistono cittadini liberi o strumenti che ottimizzano bersagli?
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
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Mariani, I. L. (2025). Regulating the attention economy: The possibilities and limits of antitrust [Author accepted version]. Consultato l’11 gennaio 2026, da https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/00323292251375901
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Tappin, B. M., Wittenberg, C., Hewitt, L. B., Berinsky, A. J., & Rand, D. G. (2023). Quantifying the potential persuasive returns to political microtargeting. Proceedings of the National Academy of Sciences, 120, e2216261120. https://doi.org/10.1073/pnas.2216261120
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