PETRICCA TRACCIA LA MAPPA, ACUTIS E’ IL NAVIGATORE.

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Da qualche anno a questa parte mi sono imbattuta spesso sui social in immagini di un ragazzo, giovanissimo, di cui poi per pura curiosità mi sono documentata. La cosa che più mi ha colpito è la sua frase: “L’Eucarestia la mia autostrada per il cielo”. Attraverso le mie ricerche scopro che il suo nome è Carlo Acutis, nato a Londra, ma vissuto a Milano. Un ragazzo come tanti altri, ma che ha fatto della sua vita una missione al servizio degli altri.

“A testimoniare la sua fede ci sono le celebri frasi: “Davanti al Sole ci si abbronza, ma davanti all’Eucarestia si diventa Santi”

“Il giovane Carlo Acutis era convinto che se le persone avessero capito meglio cos’è veramente l’Eucaristia, si sarebbero avvicinate molto di più a Dio. Così ha iniziato a evangelizzare su Internet, documentando i miracoli eucaristici in tutto il mondo.”

Carlo Acutis così afferma il grande e profondo legame con Dio, nel quale ha saputo conciliare la sua fede e le sue competenze tecniche relative al web design ed alla programmazione. Lo ricorda la sua Mostra dei Miracoli, che è una raccolta di 136 testimonianze fotografiche attraverso le quali vuole mostrare i prodigi della fede.

Egli dunque domina la tecnologia, infatti, dimostra con la Mostra virtuale che il web si può utilizzare per fare della contro-narrazione di qualità. Presenta la concretezza sacramentale. Carlo usava le sue competenze informatiche di giorno e di sera si prodigava per i bisognosi. Il web moltiplicava il messaggio, ma il fulcro era l’incontro interpersonale. Per lui il digitale è il tramite tra Dio e l’umanità e per questo è ritenuto il “Patrono del Web” in quanto ha dimostrato che la tecnologia non è in contrasto con la mistica. Egli ha applicato il principio cristiano, cioè annunciare Cristo con i mezzi di ogni tempo, al linguaggio del suo presente.

A soli quindici anni intuì che il web poteva diventare uno strumento di evangelizzazione. La sua eredità oggi parla alla pastorale digitale, chiamata a custodire la verità oltre i filtri e a trasformare la connessione in comunione.

Considera internet un dono dato da Dio da usare con responsabilità e perciò rifiuta la demonizzazione dei media e l’ossessione per i “like”. Incita a seguire una “pastorale digitale” che si basa sull’autenticità e sulla trasparenza. Nei suoi aforismi egli sintetizzava la sua spiritualità, l’effetto del sole abbronza ma poi sbiadisce proprio come i piaceri terreni che danno un beneficio breve, momentaneo; al contrario l’Eucarestia trasforma interiormente l’individuo e sembra plasmare la sua anima e renderla simile a Dio. Per lui Cristo era reale e tangibile come lo era in carne ed ossa per gli apostoli. mostra la sua fede profonda esprimendo un’intimità con Cristo visto come parte della sua vita. Il desiderio, inoltre, di privarsi del suo egoismo ed abbandonarsi a Dio. Egli desiderava dare un messaggio che solo nell’Eucarestia c’è la salvezza e che occorre esercitare la carità.

Attraverso le mie ricerche mi sono imbattuta in una diversa interpretazione della pastorale digitale a cura del professore Riccardo Petricca con il suo saggio  

Pastorale Digitale 4.0 .si presenta come un resoconto vivo e pulsante di un’esperienza di annuncio ed evangelizzazione concretamente vissuta, un modello replicabile e aperto al miglioramento, che testimonia la vibrante vitalità della fede cristiana anche nelle nuove forme di pastorale.

Il saggio del professore, come suggerisce la sintesi visiva della copertina, non è solo la rassegna tecnica delle innovazioni digitali, ma presenta una questione antropologica: Cosa accade all’ uomo e alla sua dimensione spirituale, quando la negazione della realtà passa attraverso l’algoritmo?

Il Focus della sua opera è l’applicazione dei Principi Fondamentali della dottrina sociale della Chiesa (personalismo, bene comune, sussidiarietà, solidarietà) al mondo digitale. Egli argomenta che l’intelligenza Artificiale non è una entità neutrale. Egli supera con le sue teorie la vecchia concezione dei media digitali visti come semplici “canali di trasmissione”. Riconosce che il digitale è un continente da abitare e non uno strumento con cui comunicare il Vangelo. È il luogo in cui strutturare la propria identità. La copertina è assai significativa: la Basilica di S. Pietro ed i circuiti stampati ad indicare che la Chiesa deve penetrare e decodificare questo ecosistema. La stretta di mano rappresenta la sfida, non chi farsi sostituire dalla macchina ma di guidarla. Il testo rappresenta l’impalcatura teorica e le sue norme.

Quindi tra il saggio di Petricca e Carlo Acutis c’è profonda armonia; il primo dichiara che l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione hanno bisogno di un’anima e di un’etica; Carlo afferma che l’anima, se mossa da un fine superiore, è in grado di abitare il digitale e di trasfigurare in uno spazio di santità.

Sitografia

https://www.puntofamiglia.net/puntofamiglia/2024/01/13/carlo-acutis-davanti-al-sole-ci-si-abbronza-davanti-alleucaristia-si-diventa-santi/

https://www.omnesmag.com/it/focus/carlo-acutis-il-eucharista

https://www.miracolieucaristici.org

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